La Rai del 2025 continua a guardare al passato mentre il futuro bussa alla porta. Programmi come Techetechetè, che propongono un’infinita carrellata di materiali d’archivio, rappresentano perfettamente il problema di una televisione pubblica ancorata alla nostalgia invece di costruire il domani culturale del Paese. Triste … no … direi deprimente.
Il paradosso del servizio pubblico televisivo
Il servizio pubblico radiotelevisivo dovrebbe essere il motore della crescita culturale nazionale, non il custode di un museo audiovisivo. Mentre la BBC produce documentari che spiegano l’intelligenza artificiale ai bambini e France Télévisions dedica prime time a programmi di divulgazione scientifica, la Rai riempie gli slot serali estive con repliche e nostalgia televisiva.
Certo! Questo accade perché nell’immaginario del dirigente Rai l’italiota va ancora in vacanza 3 mesi in estate…. (si ma chi????)…
Si è perso il paternalismo di stato!
La funzione educativa della televisione pubblica non è un optional: è il mandato costituzionale che giustifica il canone. Ogni ora dedicata a contenuti puramente nostalgici è un’opportunità mancata di formare cittadini più competenti e consapevoli.
Ma no….. direte il canone è una tassa di proprietà di apparati atti a ricevere frequenze audiovisive…. SCIOCCHI è solo una mera variazione semantica….
Dietrio c’è la strategia dell’ignoranza: più di un sospetto legittimo
Sorge spontanea una domanda scomoda: il decisore pubblico preferisce una popolazione ignorante per controllarla meglio? L’attuale configurazione dei palinsesti Rai sembra rispondere affermativamente a questo interrogativo.
Una cittadinanza educata e competente pone domande difficili, pretende trasparenza, sviluppa spirito critico. Una popolazione distratta da programmi vuoti e nostalgia televisiva risulta più docile e manipolabile. Non è complottismo: è analisi politica della realtà.
La scelta deliberata di mantenere palinsesti poveri di contenuti formativi, mentre altri Paesi investono massicciamente nell’educazione televisiva, non può essere casuale. È una strategia di controllo sociale attraverso l’impoverimento culturale programmato.
Modelli virtuosi: quando la televisione pubblica funziona
Germania: la forza della divulgazione economica
I canali tedeschi ARD e ZDF dedicano intere fasce orarie a programmi che spiegano economia, startup e innovazione tecnologica con linguaggio accessibile. Format come “Plusminus” trasformano concetti complessi in contenuti comprensibili, creando una cittadinanza economicamente alfabetizzata.
Il risultato? Una Germania con tassi di innovazione tra i più alti d’Europa e cittadini capaci di comprendere e influenzare le scelte economiche del Paese.
Regno Unito: l’investimento nel futuro
La BBC non si limita a intrattenere: forma. I programmi dedicati all’imprenditoria digitale, all’educazione finanziaria e all’innovazione tecnologica raggiungono milioni di spettatori, creando un circolo virtuoso tra conoscenza e crescita economica.
Francia: cultura come bene comune
France Télévisions ha fatto una scelta precisa: cultura alta in fascia protetta. Documentari scientifici, programmi di filosofia applicata e format dedicati all’innovazione sociale occupano gli slot principali, dimostrando che il pubblico risponde positivamente a contenuti di qualità.
Il controllo attraverso l’intrattenimento vuoto
La proliferazione di programmi autoreferenziali – format che parlano di se stessi senza aggiungere conoscenza – non è un caso. È la manifestazione televisiva del panem et circenses romano: distrarre il popolo mentre si prendono decisioni importanti altrove.
Quando la Rai dedica ore di prime time a programmi che non educano, sta operando una scelta politica precisa: mantenere basso il livello di consapevolezza collettiva. Una popolazione che discute di gossip televisivo non ha tempo né strumenti per analizzare bilanci pubblici, riforme economiche o strategie geopolitiche.
La proposta: televisione come welfare culturale
La rivoluzione digitale richiede cittadini competenti, non nostalgici. La Rai dovrebbe diventare la principale agenzia di formazione permanente del Paese, con palinsesti strutturati su tre pilastri:
Divulgazione economica accessibile: programmi che spiegano mercati finanziari, startup, economia circolare e innovazione tecnologica utilizzando casi studio italiani e linguaggio quotidiano.
Educazione digitale per tutti: format dedicati all’alfabetizzazione informatica, dalla cybersecurity per anziani alle competenze di programmazione per giovani.
Cultura imprenditoriale: storie di successo italiano, analisi di business model innovativi, interviste a founder che hanno trasformato idee in imprese sostenibili.
Oltre Techetechetè: il coraggio di guardare avanti
Eliminare progressivamente i programmi puramente nostalgici non significa cancellare la memoria storica, ma liberare risorse per contenuti che preparino il futuro. Ogni slot occupato da repliche d’archivio potrebbe ospitare:
- Masterclass di imprenditori italiani che spiegano le loro strategie
- Documentari su distretti industriali innovativi
- Format interattivi su educazione finanziaria e investimenti sostenibili
- Programmi dedicati alle professioni del futuro
L’impatto sociale della scelta culturale
Una televisione pubblica orientata al welfare culturale non è utopia: è strategia nazionale. Paesi che hanno investito in palinsesti educativi di qualità mostrano tassi di innovazione e competitività superiori alla media europea.
La correlazione tra qualità televisiva pubblica e crescita culturale del Paese non è casuale: la televisione rimane il medium più pervasivo, capace di raggiungere fasce di popolazione che altri strumenti formativi non intercettano.
Rompere il circolo vizioso del controllo
Il cambiamento dei palinsesti Rai non avverrà spontaneamente. Serve pressione dell’opinione pubblica, consapevolezza diffusa che l’attuale offerta televisiva sia uno strumento di controllo sociale mascherato da intrattenimento.
La televisione pubblica del futuro deve essere un investimento nella crescita collettiva, non un parcheggio per contenuti del passato né uno strumento per mantenere bassa la consapevolezza critica dei cittadini. Il welfare culturale inizia dalla qualità di ciò che guardiamo ogni sera.
Una popolazione educata è più difficile da governare, ma costruisce un Paese più forte, innovativo e competitivo. È tempo di scegliere se vogliamo essere cittadini consapevoli o sudditi distratti.
Condividi questo articolo per esprimere anche tu la tua disapprovazione rispetto agli attuali programmi Rai. Solo una mobilitazione diffusa può spingere il servizio pubblico verso la sua vera missione: formare cittadini competenti per le sfide del domani.